I VESCOVI CINESI

Con questo Blog vogliamo lanciare e sostenere una campagna di preghiere per la Chiesa che è in Cina. La Chiesa voluta da Cristo è basata sul fondamento degli Apostoli. "Con la preghiera si può fare molto di concreto per la Chiesa in Cina" (Papa Benedetto XVI). E' sempre difficile pregare per chi non si conosce: notizie precise e concrete sui Vescovi cinesi ci aiutano a vivere meglio la comunione con loro e a dare loro fiducia. Papa Francesco ha detto che lui stesso ogni mattina prega per tutto l'amato popolo cinese. Ricordiamoci anche come S. Teresa del Bambino Gesù, patrona delle missioni, ha offerto le sue preghiere e la sua vita per i fratelli sparsi nel mondo.
Se, poi, vuoi sapere qualcosa di più sui fratelli cinesi manda una E-Mail a: gigidisacco@gmail.com cercheremo di rispondere alle tue richieste.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 25 10 2016 alle 18,15

Mons. Matthias Duan Yin-ming vescovo di Wanxian - Sichuan


Duan
Mons. Mattia, nato in una famiglia cattolica vicino a Wanxian, a più di mille chilometri a sud ovest di Beijing, giovanissimo entrò in seminario. Studiò poi teologia alla Pontificia Università Urbaniana in Roma dove fu ordinato sacerdote nel marzo del 1937. Rientrato in Cina un anno dopo fu nominato rettore del seminario di Wanxian. Pio XII lo nomina vescovo di Wanxian, a 41 anni, nel giugno del ’49 quattro mesi prima che i Comunisti dichiarassero la nascita della Nuova Cina, e fu consacrato vescovo il 18 ottobre 1949: Il suo motto-programma del suo ministero episcopale fu” Sulla tua Parola getterò le reti" 

 

 

 

Nella foto : Mons. Michael Huang Woze di  Nanchong (in piedi) all'età di 92 anni  viaggiò per due giorni in pulman e in battello  lungo il Fiume  Azzurro per visitare l'anziano e infermo  Mons. Matthia Duan Yinming di Wanxian (Wanzhou).


Nel 1951 Beijing tagliò ogni rapporto con il Vaticano, espulse tutti i missionari stranieri e avviò la Politica religiosa che tendeva ad  creare una chiesa indipendente da Roma.

Mons. Duan fu spedito a lavorare in una piantagione di cotone e in altre aziende statali, dal 1954 al 1966. Durante la Rivoluzione Culturale fu condannato a sette anni di lavoro forzato per la rieducazione Quando le truppe fanatiche della Rivoluzione Culturale portarono fuori dalla cattedrale la statua della Vergine Immacolata e con il mitra puntato gli ordinarono di distruggerla davanti ai suoi parrocchiani, il Presule con molta calma rifiutò dicendo:” Potete togliermi la testa, ma non la mia fede”.

Nel 1973 fu inviato di nuovo ai campi di lavoro forzato per una nuova rieducazione e dopo gli fu permesso di tornare nella sua diocesi.

Nel 1998 fu invitato insieme al suo coadiutore mons. Xu a partecipare ai lavori del Sinodo dei Vescovi sull’Asia che si tenne a Roma. Non gli fiu concesso il passaporto e non potè uscire dalla Cina. Più tardi raccontando che passò qualche notte senza dormire in attesa del passaporto lamentava che dietro quel rifiuto c’erano motivi politici e inviò un messaggio ai padri sinodali e un Fax al Santo Padre:” Assente con il  corpo, ma sempre presente con il cuore ai lavori del Sinodo”.

Durante il suo ministero episcopale consacrò 8 vescovi, la maggior parte nella provincia del Sichuan e partecipò alla consacrazione di altri sei. Negli ultimi anni della sua vita più volte fece sentire la sua voce sulla stampa cattolica, sempre professando profonda fedeltà al Papa:” Prego ogni giorno per Lui, per la sua missione, la sua salute e chiedo allo Sprito Santo che lo sostenga nel suo servizio all’umanità”.

 A lui si deve una costante azione tra i vescovi per assicurare fedeltà alla Chiesa e al Papa, e incoraggiare tutti ad andare avanti. Gli ultimi anni di vita, mons. Duan li ha vissuti, assieme ai suo Coadiutore, mons. Giuseppe Xu, con una assillante preoccupazione: la grande diga in costruzione avrebbe sommerso parecchie chiese, compresa la cattedrale, che a fatica erano state ricostruite dopo i vandalismi dei primi trent’anni di comunismo.

 
MESSAGGIO DI S.E. MONS. MATTHIAS DUAN al SINODO

Nel corso della quindicesima Congregazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, l'Em.mo Card. Jan SCHOTTE, Segretario Generale del Sinodo, lesse il  messaggio, inviato per fax, da S.E. Mons. Matthias DUAN YIN-MING Vescovo di Wanxian (Cina Continentale).

Ante omnia Summo Pontifici Iohanni Paulo II plurimam dico salutem.

Deinde gratias multas refero Eminentissimo Cardinali Angelo Sodano necnon Eminentissimo Jan P. Schotte, qui benigne elenchum Synodo participantium et kalendarium laborum mihi tulerunt.

Dolendum est quidem me Episcoporum Synodo interesse non posse ob causam politicam. Inde cor meum tristitia ita gravescebat ut duas noctes duxerim insomnes. Postea vero tranquillo corde conoscere incepi: corpore absente, cor autem semper praesens est in Synodo episcopali. Necesse est ad Romam ire?

Oh quam dulcis est Synodus Episcoporum! In quo tanta themata tractantur, tanta problemata magni ponderis exarantur! Declarationes, decisiones, methodus fidem propogandi pubblice proponuntur et observantur. Quidquid ergo in Episcoporum Synodo actum pubblice exponatur ut omnes fideles in Christum credentes in praxim tradant.

Eminentia Jan P. Schotte, si placet, quidquid in synodo actum est ad me mittatur. Gratias plurimas anticipatas!

Suae Eminentiae addictus in Christo

+ Matthias Duan Yin-Ming

Episcopus Wanxianensis

30 aprile 1998

 

 

I miei incontri e ricordi di Mons.  Matthia Duan Yinming, 

 

          Ricordo ancora l'Omelia nella festa dell’Assunzione di Maria, in una chiesa stracolma, l'anziano Presule disse: "la Chiesa è come un pesce, ha un corpo e una testa; se separiamo il corpo dalla testa, il pesce muore; il nostro capo è Pietro, se ci separiamo dal Papa moriamo: ”loro” non lo capiscono, preghiamo per loro, rimaniamo fedeli a Pietro". 

Nel mese che rimasi con lui mi raccontò dei trenta adulti che chiesero il battesimo, perché erano rimasti impressionati dal suo comportamento   durante il tempo dei lavori forzati.

 Mi raccomandava sempre :"quando  torni in Italia di a tutti di non  non parlate di chiesa patriottica e chiesa clandestina. In Cina c’è una unica chiesa, siamo tutti fedeli al Papa e  tutti amiamo la nostra nazione. Parlare di due chiese è fare  il gioco del Governo che è quello di dividerci, nella misura che il governo crea divisioni, riesce ad ottenere quello che vuole".

 Già negli anni ‘ 80, menti illuminate come  mons. Mattia avevano visto giusto. Per troppi anni, anche la stampa cattolica, anche tanti dei cosiddetti esperti di Cina, hanno fatto e fanno il gioco di che non cerca il bene della Chiesa.

Visse veramente povero: impressionante la sobrietà, la povertà della casa in cui viveva con altri 9 presbiteri.

 "I preti non li mando a visitare i fedeli da soli: sono troppe le minacce, le tentazioni  che trovano in un ambiente  ostile e completamente non cristiano. se non possono andar in due, li faccio accompagnare  da dei fedeli laici".

Sereno, mai una parola di risentimento, di condanna verso cloro che lo aveva fatto soffrire.. "non capiscono, preghiamo per loro"! era il suo ritornello col sorriso sulle labbra.

"Ogni settimana mi convocano alle lezioni di indottrinamento: non posso fare a meno di presentarmi. Ne approfitto per riposarmi, vi faccio delle dormite che tu non hai idea". 

Ogni volta che arrivavo la prima cosa che faceva mi portava a salutare  le autorità: "se non li avviso della tua presenza sono guai. Li avvisiamo e li invitiamo a venire ad assistere ai nostri colloqui: non abbiamo segreti, tanto non vengono, ma dopo non possono rimproverarmi".

 Convocato a Pechino gli fu ingiunto di non parlare. Si trattava di una riunione importante con all’ordine del giorno una mozione che dichiarava  di separarsi da Roma. Mi confidò che passò dei giorni terribili: vado non vado? "Vada, eccellenza, a volte anche uno solo può salvare la situazione". Andò e parlò: ”In coscienza non posso rinunciare alla mia fede". La sua dichiarazione influenzò-- come temevano  chi gli aveva ingiunto di non parlare--, gli altri vescovi, e la mozione non passò. Più tardi mi confidò che il giorno dopo lo avevano spedito  a casa 'per motivi di salute'.

Si interessava molto  della formazione dei seminaristi. "Dicono che stiamo rischiando di formare i "preti rossi". Ma per me il punto è un altro. Dal punto di vista accademico l’apertura dei seminari è una grazia: i nuovi sacerdoti possono conoscere la teologia cattolica. Mi preoccupa la formazione spirituale: ho paura che la funzione sacerdotale sia vista e appresa come quella di un impiegato, se non dello stato, un impiegato della chiesa: il celibato, la povertà, l’obbedienza non sono presentati e visti come dei valori cristiani che ci fanno partecipare alla missione salvifica del Cristo, ma come delle condizioni sociali che più o meno possono facilitare l’impiego del prete, come ai carabinieri italiani ai quali non era permesso di sposarsi fino ad una certa età".

 Quando mi affidò una lettera per il Santo Padre volle che nessuno  della casa se ne accorgesse, perché diceva: "se vedono, un domani quando verrà  chiesto loro se ho dato al prete straniero qualche messaggio per Roma, se hanno visto, parlano”.

 Un giorno Mons. Duan  mi volle accompagnare di persona a visitare la costruzione appena iniziata, della nuova cattedrale e commentava :” Questa volta la Chiesa è veramente fuori piena, speriamo che  possa essere anche fuori dalle inondazioni comuniste.”

 
 
 
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