I VESCOVI CINESI

Con questo Blog vogliamo lanciare e sostenere una campagna di preghiere per la Chiesa che è in Cina. La Chiesa voluta da Cristo è basata sul fondamento degli Apostoli. "Con la preghiera si può fare molto di concreto per la Chiesa in Cina" (Papa Benedetto XVI). E' sempre difficile pregare per chi non si conosce: notizie precise e concrete sui Vescovi cinesi ci aiutano a vivere meglio la comunione con loro e a dare loro fiducia. Papa Francesco ha detto che lui stesso ogni mattina prega per tutto l'amato popolo cinese. Ricordiamoci anche come S. Teresa del Bambino Gesù, patrona delle missioni, ha offerto le sue preghiere e la sua vita per i fratelli sparsi nel mondo.
Se, poi, vuoi sapere qualcosa di più sui fratelli cinesi manda una E-Mail a: gigidisacco@gmail.com cercheremo di rispondere alle tue richieste.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 04 11 2016 alle 17,41

Card. Kung Pinmei Ignazio - Shanghai

KungL’eroico Card. Kung Pinmei

30 anni in prigione

Fare memoria degli atti gloriosi dei martiri è necessario per non smarrire il senso del presente.

Nella notte dell’8 settembre del 1955, le autorità comuniste cinesi scatenarono un’ondata di arresti nella diocesi di Shanghai. La strategia maoista per annientare la Chiesa cinese separandola dalla comunione visibile col Successore di Pietro mise così a segno uno dei suoi colpi più clamorosi, perché la diocesi di Shanghai e il suo Vescovo Ignazio Kung Pinmei erano un simbolo per tutto l’immenso Paese, la roccaforte della resistenza cattolica al progetto del Partito Comunista di creare una Chiesa nazionale di regime che rinnegasse ogni vincolo con la Sede Apostolica, identificata con la «centrale imperialista» vaticana….


Biografia del Cardinale Ignatius Kung Pinmei

 Chi è il Cardinale Ignatius Kung Pinmei?

Il Cardinale Ignatius Kung Pinmei nacque a Shanghai il 2 di agosto del 1901 in una famiglia di tradizione cattolica da almeno cinque generazioni. Venne ordinato sacerdote il 28 maggio del 1930, e consacrato vescovo di Suzhou il 7 ottobre 1949, Festa della Madonna del Rosario, quando ormai i comunisti avevano già assunto il controllo della Cina. Un anno dopo, nel 1950, la Santa Sede lo nominò Vescovo di Shanghai e fu il primo vescovo di quella Diocesi nativo della Cina. Nel frattempo continuò a esercitare l’incarico di Amministratore Apostolico della Diocesi di Suzhou e, l’anno seguente, anche di quella di Nanjing, cariche che mantenne fino alla sua morte avvenuta il 12 marzo 2000 all’età di 98 anni.
Nell’agosto 1979, all’età di 78 anni, Mons. Kung fu nominato Cardinale in pectore  da Papa Giovanni Paolo II, mentre stava ancora scontando in isolamento la pena dell’ergastolo in Cina. Questo segreto rimase nel cuore di Papa Giovanni Paolo II per 12 anni, fino al 29 maggio 1991, quando venne annunciato al mondo dallo stesso Giovanni Paolo II.

Una storia di eroismo e di amore

La storia del Cardinale Kung è la storia di un pastore fedele e di un vero eroe. Mons. Kung era stato Vescovo di Shanghai e Amministratore Apostolico di altre due diocesi solamente per cinque anni, prima di essere  arrestato dal Governo cinese. In soli cinque anni, Mons. Kung divenne un punto di riferimento non solo per i fedeli delle sue Diocesi, ma anche per tutti i 3  cattolici che vivevano in quel momento in Cina e godeva anche del più grande rispetto da parte dei suoi confratelli Vescovi. Per questo motivo Mons. Kung era il Vescovo più temuto dai comunisti cinesi.
Nei mesi anteriori alla sua cattura, avvenuta nel 1955, Mons. Kung, nonostante gli venissero fatte molte proposte di fuga sicura dalla Cina, rimase vicino ai suoi preti e ai suoi fedeli, incoraggiandoli a perseverare nella fede cattolica e aiutandoli ad offrire la loro vita a Dio.


LegioMons. Kung diresse personalmente la Legione di Maria – un’organizzazione religiosa di laici cattolici romani dedicata alla venerazione della Beata Vergine Maria.
La reazione del Governo non si fece attendere: la Legione di Maria fu dichiarata “associazione illegale” e accusata di nascondere, dietro la facciata della religione, un’attività di spionaggio. Il Governo pretese che tutti i suoi membri si registrassero all’Ufficio di Pubblica Sicurezza e confessassero che la Legione di Maria era un’organizzazione contro-rivoluzionaria; in caso contrario sarebbero stati arrestati.
Dinnanzi a questa situazione, Mons. Kung invitò i suoi fedeli a non cedere a questo ordine del Governo, affermando che Dio li avrebbe ricompensati, e che essi avevano il dovere di difendere la loro fede in qualunque circostanza. Fu così che, ad eccezione di pochi che cedettero alle pretese del Governo, il 99% dei membri della Legione di Maria, per la fiducia che avevano nel loro Vescovo, gli obbedirono e rifiutarono di registrarsi. In risposta a questo atteggiamento, centinaia di membri, tra i quali numerosi studenti, furono catturati e condannati a 10, 15 o 20 anni di lavori forzati.


In questo clima di persecuzione Mons. Kung dichiarò l’anno 1952 Anno Mariano per Shanghai. Durante tutto quell’anno si doveva garantire un’ininterrotta recita del Rosario, ventiquattro ore su ventiquattro, ai piedi di unastatua pellegrina della Madonna di Fatima, che fece il giro di tutte le parrocchie di Shanghai. In fine la statua giunse anche alla chiesa di Cristo Re, dove solo un mese prima aveva avuto luogo il maggior arresto di preti. Lo stesso Mons. Kung si presentò nella chiesa e diresse il rosario, sotto lo sguardo vigile di centinaia di soldati armati. Al termine del rosario, guidando l’assemblea, pregò così: Santissima Madre, non ti chiediamo un miracolo. Non ti imploriamo di fermare la persecuzione, ma ti imploriamo di aiutarci perché siamo molto deboli”.


Intuendo che gli eventi sarebbero da lì a poco precipitati e che egli stesso e molti dei suoi preti sarebbero stati in breve arrestati, Mons. Kung si preoccupò da un lato di preparare i suoi sacerdoti alla lotta e alla persecuzione, ormai imminenti, e dall’altro di formare centinaia di catechisti affinché trasmettessero nelle diocesi la fede cattolica  alle future generazioni. In effetti, se ai nostri giorni la Chiesa Cattolica  in Cina vibra di vitalità, lo dobbiamo anche agli sforzi eroici dei catechisti, al loro martirio e a quello di molti preti e fedeli. 


Nel 1953, in risposta al clima di repressione, Mons. Kung organizzò per gli uomini di Shanghai una speciale veglia di preghiera in onore del Sacro Cuore di Gesù. Quattro giorni prima dell’evento, il Governo comunista occupò lo stabile dei Gesuiti di Shanghai, arrestandone molti. Nonostante questo, Mons. Kung decise di presiedere all’incontro di preghiera. Erano presenti più di 3.000 uomini nella cattedrale, mentre migliaia di ragazze e donne erano sedute nella piazza antistante a recitare il Rosario, quando, davanti a una apparentemente impassibile folla di poliziotti, i fedeli incominciarono a ripetere ritmicamente: “Viva il Vescovo. Viva il Papa. Viva la Chiesa”. Alla fine del momento di preghiera, un gruppo di rappresentanti di tutte le parrocchie, per dimostrare apertamente la determinazione di tutti i fedeli nel seguire il loro Vescovo sulla via del Calvario, portarono una grande croce, seguiti da Mons. Kung
Il posto che egli occupava nel cuore dei suoi parrocchiani venne chiaramente riassunto dal gruppo di giovani di Shanghai radunati in occasione dei festeggiamenti del nuovo anno 1953, quando, rivolgendosi a lui, dissero: “(…) Mons. Kung, nell’oscurità, Lei illumina il nostro cammino. Lei ci accompagna in questo nostro pericoloso peregrinare. Lei sostiene la nostra fede e mantiene vive le tradizioni della nostra Chiesa. Lei è la pietra angolare della nostra Chiesa di Shanghai.”


Nella notte dell’8 settembre 1955 Mons. Kung fu catturato assieme a oltre duecento preti, numerose religiose e centinaia di laici impegnati della Diocesi di Shanghai. La stampa di tutto il mondo denunciò sotto shock questa ondata di catture.
Mesi dopo il suo arresto, Mons. Kung venne mostrato in pubblico per un dibattimento organizzato nel vecchio stadio per corse di cani di Shanghai. A migliaia furono costretti a parteciparvi per ascoltare dalle sue labbra la pubblica confessione dei suoi “crimini”. Con le mani legate dietro la schiena, con addosso la divisa civile cinese, quest’uomo di poco più di un metro e mezzo di altezza, venne spinto avanti verso il microfono perché confessasse. Davanti allo sbalordimento più assoluto della polizia di sicurezza, si udì un solo forte grido del Vescovo: “Viva Cristo Re, Viva il Papa!”.


       cine e chiesaLa folla rispose immediatamente: “Viva Cristo Re, Viva Mons. Kung!”. A quel punto Mons. Kung venne immediatamente trascinato via e spinto dentro un’auto della polizia, scomparendo dagli occhi del mondo fino al 1960, quando venne condotto al processo in cui fu condannato all’ergastolo.
La notte precedente all’inizio del processo, il pubblico ministero gli chiese ancora una volta di collaborare alla direzione dell’Associazione Patriottica Cinese. Ma la sua risposta fu: “Sono un Vescovo della Chiesa Cattolica. Se rinnegassi il Santo Padre, non solo non sarei un Vescovo, ma non sarei nemmeno un cattolico. Potete pure tagliarmi la testa, ma non potrete mai sottrarmi ai miei doveri”.


Così il Mons Kung sparì dietro le sbarre per trent’anni durante i quali trascorse molti e lunghi periodi di isolamento. Varie organizzazioni religiose internazionali e di difesa dei diritti umani avanzarono più e più volte la richiesta di poterlo visitare in prigione, ma non fu loro mai permesso. Mons. Kung non era in nessun modo autorizzato a ricevere visite, nemmeno dai suoi familiari, così come non gli era concesso ricevere lettere o denaro per l’indispensabile - diritti questi che erano comuni per gli altri detenuti.

Nel 1985, venne fatto uscire di prigione per scontare un altro periodo di dieci anni agli arresti domiciliari.  In un articolo pubblicato subito dopo la sua liberazione, il New York Times affermava che le ambigue dichiarazioni delle agenzia di stampa cinesi lasciavano intendere che le autorità - non Mons. Kung - avevano incominciato a mostrare segni di cedimento. Dopo due anni e mezzo di arresti domiciliari venne ufficialmente rilasciato, anche se non fu mai scagionato dall’accusa di essere un contro-rivoluzionario, cioè un criminale.
Nel 1987 suo nipote Joseph Kung ebbe modo di recarsi due volte in Cina e ottenne il permesso di accompagnarlo in America affinché potesse ricevere adeguata assistenza medica.
Poco prima che Mons. Kung venisse rilasciato di prigione, gli fu permesso di partecipare a un banchetto, organizzato dal governo di Shanghai, per dare il benvenuto al Cardinale Jaime Sin, arcivescovo di Manila nelle Filippine, in visita di cortesia alla Cina. In realtà il Cardinal Sin si era recato in Cina con la speranza di poter entrare in contatto con Mons. Kung. Questa era la prima volta che Mons. Kung, da quando era stato arrestato, aveva l’occasione di incontrarsi con un Vescovo della Chiesa Cattolica  in visita in Cina.

     SinIl Cardinale Sin e Mons. Kung furono fatti sedere alle due estremità opposte della tavola, separati da oltre venti commensali comunisti, senza la minima possibilità di dialogare in privato. A un certo punto della cena il Cardinale Sin propose che ognuno dei presenti cantasse una canzone a sua scelta per rallegrare un po’ il convivio. Quando fu la volta di Mons. Kung, alla presenza dei funzionari del Governo cinese e dei vescovi dell’Associazione Patriottica, egli, fissando lo sguardo sul Cardinale Sin, si mise a cantare in latino “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam” (Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa) – un canto religioso che proclama le parole di Gesù dirette a San Pietro e a tutti i suoi Successori, i Papi. In questo modo Mons. Kung voleva comunicare al Cardinale Sin che durante tutti gli anni di prigionia era rimasto fedele al Signore, alla Sua Chiesa e al Santo Padre.
Al termine del banchetto, Mons. Aloysius Jin, vescovo di Shanghai appartenente all’Associazione Cattolica Patriottica Cinese, rimproverò Mons. Kung dicendogli “Cosa stai cercando di fare? Stai cercando di manifestare la tua posizione?”. Il Cardinale Kung gli rispose serenamente: “Non è necessario che manifesti la mia posizione, perché la mia posizione non é mai cambiata” [Mons. Aloysius Jin inseguito ha chiesto e ottenuto di ritornare alla comunione con la Santa Sede].


Prontamente il Cardinale Sin portò immediatamente il messaggio del Cardinale Kung al Santo Padre, annunciando al mondo che quest’uomo di Dio, nonostante inimmaginabili sofferenze, l’isolamento e il dolore, mai era venuto meno al suo amore per la Chiesa e per il suo popolo.
Quando il Cardinale Kung giunse negli Stati Uniti venne invitato dall’allora vescovo di Bridgeport (Connecticut), Mons. Walter Curtis, a soggiornare nella residenza dei i sacerdoti della diocesi a riposo e lí rimase, come ospite della diocesi – successivamente guidata da Mons. Edward Egan – per nove anni consecutivi, fino al dicembre del 1997.


Un anno dopo il suo arrivo negli Stati Uniti, il Cardinal Kung si recò a Roma per un’udienza privata con Papa Giovanni Paolo II. Durante tale udienza il Santo Padre gli rivelò che l’aveva nominato Cardinale in pectore (in segreto) già dal 1979, ma chiese al prelato cinese di mantenere il segreto fino al momento in cui egli lo avrebbe annunciato al mondo. Questo avvenne durante il Concistoro del 28 giugno 1991. Fino a tale data il Card. Kung, sempre obbediente, mantenne il segreto e non lo rivelò nemmeno ai suoi familiari.
     KungQuando il 28 giugno 1991, in Vaticano, il Santo Padre Giovanni Paolo II presentò il Cardinale Kung con la berretta rossa al Concistoro, l’allora novantenne vescovo Kung si alzò dalla sedia a rotelle, mise da parte il suo bastone e incominciò a salire i gradini per potersi inginocchiare ai piedi del Pontefice. Fu così che il Santo Padre, visibilmente commosso, lo fece rialzare, gli diede la berretta cardinalizia e rimase pazientemente in piedi in attesa che il Cardinale Kung ritornasse alla sua sedia a rotelle, accompagnato da un’ovazione senza precedenti: sette minuti di applausi dei novemila invitati presenti nella Sala Udienze del Vaticano.


Negli ultimi dodici anni, il Card. Kung fu presente a numerose Sante Messe pubbliche in molte parrocchie, a conferenze in ambito cattolico, a trasmissioni televisive, concedendo interviste e pronunciando omelie in tutti gli Stati Uniti, per portare all’attenzione del mondo libero la situazione della Chiesa Cattolica  in Cina.
Rimase di fatto il punto di riferimento di tutti i cattolici  della Chiesa Cattolica  in Cina, così come rimase l’odiato nemico del Governo comunista cinese. Nel marzo del 1998, il Governo cinese confiscò definitivamente il passaporto dell’allora novantasettenne Cardinale Kung, dichiarandolo così ufficialmente in esilio.


Prima del suo viaggio a Roma per partecipare al Concistoro del 1991, il Cardinale Kung si rivolse alla Cina attraverso la trasmissione Voice of America, invitando i vescovi dell’Associazione Patriottica a ritornare alla Città Eterna assieme a lui.


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