I VESCOVI CINESI

Con questo Blog vogliamo lanciare e sostenere una campagna di preghiere per la Chiesa che è in Cina. La Chiesa voluta da Cristo è basata sul fondamento degli Apostoli. "Con la preghiera si può fare molto di concreto per la Chiesa in Cina" (Papa Benedetto XVI). E' sempre difficile pregare per chi non si conosce: notizie precise e concrete sui Vescovi cinesi ci aiutano a vivere meglio la comunione con loro e a dare loro fiducia. Papa Francesco ha detto che lui stesso ogni mattina prega per tutto l'amato popolo cinese. Ricordiamoci anche come S. Teresa del Bambino Gesù, patrona delle missioni, ha offerto le sue preghiere e la sua vita per i fratelli sparsi nel mondo.
Se, poi, vuoi sapere qualcosa di più sui fratelli cinesi manda una E-Mail a: gigidisacco@gmail.com cercheremo di rispondere alle tue richieste.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 02 10 2016 alle 07,04

Ma Daqin Taddeo - Shanghai

 

 

Ma

Mons. Ma festeggia la canonizzazione della santa Madre Teresa di Calcutta: “Ha guardato il mondo per quello che era e ha sconfitto l’ossificazione della fede. La realtà è che abbiamo rinchiuso la nostra Chiesa con una barriera. All’interno della barriera non hanno più importanza l’amore reciproco, il perdono, l’accoglienza, la fiducia, la speranza. Ciò che è importante è solo la legge. Lei ha sconfitto questo modo di pensare”.

Il ricordo della messa a Sheshan. 

 

 

 


Shanghai

 
 
 
 
 
 

 

Mons.Ma uscì dall'Associazione Patriottica il giorno della sua ordinazione. Il Consiglio dei vescovi cinesi, responsabile della decisione di esautorarlo, non è riconosciuto dalla Santa Sede. 

 Il giorno della sua ordinazione episcopale Mons. Ma sfidò la politica religiosa che grava da oltre 60 anni sulla Chiesa, presentando le dimissioni da membro dell'Associazione Patriottica e rifiutò di condividere il calice della comunione con un vescovo scomunicato dalla Santa Sede.

Per il suo gesto è stato applaudito a lungo dai fedeli ed è divenuto un esempio di coraggio per molti sacerdoti e vescovi della Cina. Ma il governo vede con terrore la possibilità che si moltiplichino gesti di rifiuto dell'Associazione Patriottica, che renderebbe inutili tutte le strutture di controllo del Partito e subito dopo l'ordinazione,  obbligò Mons. Ma agli arresti domiciliari presso il seminario diocesano, vicino al santuario della Madonna di Sheshan. Gli è stato proibito di portare zucchetto, anello, croce pettorale, tutti i segni del suo episcopato e  anche di concelebrare la messa con altri sacerdoti. 
 

Mons. Ma Daqin, una croce per il bene di Shanghai

Mons. Ma  ha a cuore il benessere della sua diocesi e intende portare da solo il fardello delle sue dichiarazioni di quattro anni fa. Le precisazioni di p. Lombardi sul ruolo della Santa Sede fugano ogni dubbio: la Lettera di Benedetto XVI alla Chiesa cinese è ancora valida, quindi la posizione dell’Associazione Patriottica non è accettata dal Vaticano. 

Il 7 luglio 2012  venne ordinato vescovo ausiliare di Shanghai. Pronunciando il suo discorso di ringraziamento dice che “non avrebbe più ricoperto posizioni nell’Associazione Patriottica dei cattolici cinesi”. Le sue parole furono accolte da una esplosione di applausi dei partecipanti alla cerimonia, mentre i funzionari del governo  uscirono con rabbia dalla chiesa. Da quello stesso pomeriggio, Mons. Ma Daqin venne posto agli arresti domiciliari a Sheshan.

Dopo questi avvenimenti, molti fedeli di tutta la Cina iniziano a lodare Ma Daqin per il suo coraggio e la sua audacia, che lo rendono un eroe della Chiesa cinese. Il vescovo di Shanghai, mons. Aloysius Jin Luxian Jin Luxian

– che aveva sempre cercato di dialogare sia con il governo sia la comunità clandestina – viene ricoverato in ospedale per motivi di salute. Il 27 aprile 2013 muore, purtroppo senza riuscire a completare il passaggio di consegne episcopali. Il vescovo di Shanghai Mons. Giuseppe Fan Zhongliang, che faceva parte della Chiesa sotterranea ed era sempre rimasto molto leale a Roma, morì il 16 marzo 2014. 

Dopo l’ordinazione, per concentrarsi sul lavoro pastorale e accettare le istruzioni delle autorità della Chiesa, Mons. Ma Daqin ha scelto di non servire la “Associazione patriottica”, associata ai funzionari di governo. Tuttavia, per circostanze politiche, le dichiarazioni del vescovo Ma rappresentavano una sfida per l’Amministrazione, che aveva dei legami con la Chiesa. In altre parole, non si può tollerare che qualcuno parli in pubblico contro l’Associazione patriottica, per esercitare il ministero del vescovo della Chiesa locale.

Era prevedibile che Ma Daqin venisse messo agli arresti domiciliari e confinato in un convento per una “profonda introspezione”. Tutto questo, è ovvio, è per la fede e la difesa della Chiesa e delle sue leggi. Passare del tempo ai domiciliari è un’esperienza fruttuosa, se nasce dal sacrificio e dall’impegno.

Nel frattempo si è svolta senza intoppi l’ordinazione del vescovo ausiliare di Anyang, Mons. Zhang Yinlin, e il vescovo Martin Wu Qinjing ha ricevuto il permesso di lavorare alla luce del sole come vescovo di Zhouzhi, nella provincia dello Shaanxi. 

Essendo in “ritiro” a Sheshan, è stato impossibile per Mons. Ma non ponderare con attenzione e riflettere sulla situazione. Inoltre, dopo la morte di Mons. Jin Luxian, i media stranieri e nazionali ne avevano lodato il grande contributo dato alla Chiesa cinese; al contrario, il comportamento coraggioso di Mons. Ma sembrava essere stato dettato solo dal desiderio personale di eroismo, in modo particolare nella diocesi di Shanghai. Con la chiusura del seminario di Shanghai, i sacerdoti e le suore sono stati costretti a frequentare classi di ri-educazione. Il suo atto eroico è costato caro, ed è la causa di quanto è accaduto nella diocesi.

shanghaiMons. Ma è il solo responsabile per le dichiarazioni di quattro anni fa riguardo l’Associazione Patriottica. Sul suo Blog non ha avuto altra scelta se non quella di lodare in maniera ripetuta Mons. Jin Luxian.  Immaginiamo quanto tutto questo sia difficile:

Il vescovo Ma è saggio. Dopo aver osservato il clima politico e i movimenti della Santa Sede, ingoia l’umiliazione e si addossa il pesante carico in modo da poter tornare di nuovo a occuparsi della diocesi di Shanghai. Seguendo lo spirito di Jin Luxian di cooperazione con il governo in modo da salvare la Chiesa.

Anche se questa decisione potrà causare caos e rimproveri, nella misura in cui Mons. Ma riuscirà a invertire la rotta, continuando a servire la Chiesa di Cina, il dolore nel suo cuore potrà attenuarsi.

Il 23 luglio 2016 p. Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, rilasciò una dichiarazione in risposta alle speculazioni e alle preoccupazioni relative al caso di mons. Ma. Nel testo si legge: “Quanto alle recenti dichiarazioni attribuite a Mons. Taddeo Ma Daqin, Vescovo Ausiliare di Shanghai, la Santa Sede ne è venuta a conoscenza tramite il suo blog e le agenzie di stampa. Al riguardo non si hanno attualmente informazioni dirette. Ogni speculazione in merito ad un presunto ruolo della Santa Sede è fuori di luogo. La vicenda personale ed ecclesiale di Mons. Ma Daqin, così come quella di tutti i cattolici cinesi, è seguita con particolare premura e sollecitudine dal Santo Padre, che li tiene presenti quotidianamente nella preghiera”.

Questa dichiarazione ha eliminato i dubbi e le preoccupazioni di molte persone sulla possibilità che il cambiamento di Ma fosse stato ispirato dalla Santa Sede ,anche se p. Lombardi non lo ha specificato. Quindi le frasi di Ma Daqin non sono state dettate dal Vaticano. Sarebbe stato impossibile che la Santa Sede chiedesse al vescovo di lodare per iscritto l’Associazione patriottica, perché quest’ultima è un’organizzazione politica.

La ragione principale che ha spinto Mons. Ma a scrivere un articolo di pentimento è che lui vuole uscire dalle difficoltà e dalla prigionia per riportare la diocesi Shanghai alla vita normale, e quindi risolvere il conflitto con il governo per il bene comune della Chiesa.

Ma Daqin è un pastore coscienzioso, e potrà riflettere su quanto ha imparato da questa esperienza per il bene del suo popolo, applicando e valutando i concetti di Mons. Jin, per evitare conflitti non sanabili e le loro conseguenze.

 

Mons. Ma: Madre Teresa, amore che sconfigge il campanilismo religioso.


Dal seminario vicino al santuario mariano di Sheshan, dove è ancora confinato, Mons. Ma festeggia la canonizzazione della santa di Calcutta: “Ha guardato il mondo per quello che era e ha sconfitto l’ossificazione della fede. La realtà è che abbiamo rinchiuso la nostra Chiesa con una barriera. All’interno della barriera non hanno più importanza l’amore reciproco, il perdono, l’accoglienza, la fiducia, la speranza. Ciò che è importante è solo la legge. Lei ha sconfitto questo modo di pensare”.

Il ricordo della messa a Sheshan.

Madre Teresa di Calcutta “ha eliminato ogni barriera con l’amore. La sua canonizzazione è un grande dono ricco di significato per il mondo contemporaneo, un dono che il Signore ha concesso a noi cristiani nell’Anno giubilare e a tutti sulla terra. La cosa per la quale preferisco ricordarla è l’aver sconfitto il campanilismo religioso con l’amore universale”. 

  Proprio qui ebbe la possibilità di incontrare la Madre: “Ho avuto la fortuna di conoscere la santa di persona. Il 23 ottobre 1993 ella è venuta al seminario di Sheshan a Shanghai. A quel tempo ero seminarista ed ero al terzo anno di teologia. Insieme alla santa, tutti noi – 150 seminaristi – e decine di suore abbiamo assistito alla messa celebrata da Mons. Jin Luxian nella basilica di Sheshan in cima al monte”.

 Il vescovo ha tanti ricordi: “Ho anche fotografato il momento prezioso in cui la santa ha preso la comunione da Mons. Jin e sono stato testimone di una bellissima storia: nel cuore di Madre Teresa di Calcutta non c’era alcuna barriera. Sì, non aveva alcuna barriera nel cuore. Nei suoi occhi esisteva solo la persona, che Dio ha creato con le sue mani misericordiose. E lei è una di loro”.

 Questo è stato il “segreto” della nuova santa: “Grazie a questo ha potuto essere amica o sorella di chiunque, a prescindere dalla nazionalità, cultura, classe sociale, religione, con un amore grande e senza confini. Lei ha rispecchiato l’immagine originale di Dio… Quindi per la sua straordinarietà, per il suo cuore senza barriere, oggi la Chiesa l’ha proclamata santa”.

Nonostante tutti i ricordi, elogi ed esaltazioni del mondo cattolico, Mons. Ma preferisce però un altro aspetto: “La Madre ha eliminato ogni barriera con l’amore, anche la barriera rappresentata dal campanilismo religioso. L’opposto del campanilismo religioso è l’amore universale. La realtà è che abbiamo rinchiuso la nostra Chiesa con una barriera. All’interno della barriera non hanno più importanza l’amore reciproco, il perdono, l’accoglienza, la fiducia, la speranza. Ciò che è importante è solo la legge”.

Al contrario, “la santa di Calcutta ha aperto con le opere di carità questa rigidità, questa ‘ossificazione’ dello spirito evangelico di Gesù Cristo che ha soffocato il vento dello Spirito Santo, e ha reso la misericordia di Dio Padre una parola fredda. Alcuni hanno criticato Madre Teresa perché ha parlato troppo di carità, trascurando la giustizia… Ma per lei, la giustizia di questo mondo è amare la persona. Lei stessa ha detto che ‘non abbiamo il diritto di criticare, giudicare o parlare male degli altri fino a ferirli in base alla nostra fede’”.

santuario

 

 

 

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